Tra gli anni Cinquanta e Sessanta avviene un ulteriore sviluppo, caratterizzato da una crescente apertura verso una concezione più contemporanea del vetro. In questo contesto si inserisce con particolare evidenza la figura di Anzolo Fuga, già protagonista nel panorama delle arti vetrarie e attivo nelle Biennali di Venezia. Il suo contributo all’interno della A.Ve.M. introduce un linguaggio che supera definitivamente la distinzione tra oggetto decorativo e ricerca artistica.
Le superfici, nelle sue opere, non sono mai subordinate alla forma, ma diventano il luogo principale della composizione. Attraverso l’impiego di murrine, paste vitree policrome e accostamenti cromatici audaci, il vetro si struttura come un tessuto visivo dinamico, attraversato da ritmi, contrasti e profondità.