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Scrivere un'Icona

Il fascino dell' arte russa
Il mondo delle icone è davvero straordinario, ma le icone, come spesso accade nell’arte, o affascinano o si detestano … noi le amiamo!
 
Parlando di icone si pensa automaticamente all’arte russa, ed è infatti in questa terra che si sono maggiormente imposte per esprimere con l’immagine ciò che le scritture hanno rivelato; esprimere in maniera sensibile l’inesprimibile. Tuttavia le icone non nacquero nel Paese che le rese poi note, infatti fu il Sacro Romano Impero d’Oriente il primo luogo dove queste si svilupparono. Almeno fino al 726, anno in cui l’imperatore Leone III promosse una lotta iconoclasta, sostenuta anche da molti teologi, secondo i quali il culto delle icone era una forma di idolatria. Alcuni monaci, scappando da Bisanzio, portarono in Russia delle icone per salvarle dalla furia devastatrice degli iconoclasti. Per due secoli le icone ebbero tempo di consolidarsi, ma ancora non erano il simbolo della cultura russa.
Madre di Dio dei Peccatori
XIX secolo
Trittico da viaggio
XIX secolo
Alla fine del X sec., il principe dello Stato Kievano, Vladimir, e sua moglie inviarono dei commissari in giro per tutti i territori del loro regno per comprendere quali fossero i culti e i modi di esprimere la religiosità così da sceglierne uno comune per i loro molti sudditi. Affascinati dalla sua sfarzosità e bellezza, i due regnanti scelsero il culto ortodosso. Il principe Vladimir si convertì battezzandosi nelle acque fiume Dnerp, e confessò apertamente il suo bisogno di venerare le icone. Le chiese vennero adornate da icone, che velocemente diventarono importantissime per i fedeli. Infatti, erano concepite come una via per unirsi a Cristo, una porta che introduce al Regno Celeste.
 
In Russia le icone non venivano venerate solo nelle chiese, ma venivano poste sulle porte della città, portate alla testa degli eserciti sui campi di battaglia o in processione per le vie e i campi per scongiurare pericoli o richiedere la grazia di raccolti abbondanti. Ma era soprattutto nelle case che venivano custodite, dove venivano esposte le icone protettrici della famiglia a cui si rivolgeva la preghiera più intima. Sono queste tavole, di dimensioni più contenute, ad essere giunte maggiormente a noi.
COS'È UN'ICONA?
 
Il termine icona deriva dal greco “Eicon” , che significa immagine, nel senso di rappresentazione. Tuttavia le icone non nascevano come opere d’arte, ma come oggetto devozionale: erano una preghiera. Per questo motivo, raramente si trova iscritto il nome dell’autore, che spesso era un monaco che le creava come umile offerta a Dio e come dono di carità per il mondo. Usando la corretta terminologia russa, si dice che le icone vengono “scritte” dagli isografi con lo scopo di onorare la memoria della tradizione. Si usa il verbo ‘scrivere’ anche perchè in passato, per essere considerate dei validi documenti religiosi, le icone dovevano contenere delle scritte, delle iscrizioni che spesso erano in slavo antico.
Esaltazione della Madre di Dio
XVIII secolo
Il concetto di bellezza nella cultura russa ha sempre qualcosa di fortemente semantico, porta con sé il grande peso del significato. La stilizzazione utilizzata dagli isografi non è da considerarsi banale o arretrata. Questa tecnica era usata per superare un’espressività troppo personale, sensibile e soggettiva a vantaggio di una maggiore universalità. Nell’icona scompaiono lo spazio concreto, la luce naturale, l’elemento casuale dell’effimero. La legge della prospettiva usata in queste opere differisce da quella rinascimentale, infatti nelle icone si usa la “prospettiva rovesciata”, dove le linee non convergono verso l’occhio di chi guarda, ma si aprono, rimandando all'infinito.
 
Quando si legge un’icona è essenziale abbandonare gli schemi legati alla rappresentazione occidentale basata sui concetti di verosimiglianza ed osservare queste suggestive opere con sguardo diverso. Non fermarsi solo alla bidimensionalità e alla rigidezza dei personaggi, ma cogliere la ricchezza simbolica e il messaggio puro di queste affascinanti opere.
Resurrezione di Cristo e sedici feste
XIX secolo
 
Nascita della Madre di Dio
XVIII secolo
COME SI REALIZZA UN'ICONA?
 
Il lungo e minuzioso processo di creazione di un’icona è composto da gesti rituali che fondano le loro radici nelle pratiche
medievali della pittura su legno. Nulla avviene per caso, nemmeno la scelta del supporto ligneo: questo materiale ha infatti il duplice significato di metafora dell’albero della vita e, al contempo, della croce sulla quale è morto il Salvatore.
 
Importante è scegliere un tipo di legno compatto, resistente e ben stagionato per evitare il più possibile che l’icona con il tempo possa deformarsi. A volte, per irrobustire la tavola, vengono incastrate sul retro delle traverse, facendole semplicemente scorrere su solchi rettangolari senza usare chiodi o colle. La superficie viene poi preparata in un modo molto complesso ed elaborato. Per prima cosa avviene la fase di intelatura. Nella parte frontale dell’icona viene incollata una tela di lino per assicurare resistenza nei momenti di contrazione e dilatazione della fibra lignea. Anche la tela ha un significato molto profondo: essa sta a simboleggiare il lenzuolo che ha coperto il corpo di Cristo nel sepolcro, dopo la sua morte.
Successivamente viene steso uno strato di imprimitura bianco e liscio, e solo allora comincia la fase pittorica. La Storia della Salvezza viene dipinta con pigmenti naturali di origine minerale, vegetale o animale come terre, ocre, lapislazzuli, malachite, carbone, avorio …
 
Ovviamente le diverse tinte celano un significato liturgico: il bianco simboleggia la luce, la trasfigurazione; il nero, invece, le tenebre e l’entrata della morte avvenuta nel peccato. L’oro viene associato all’infinito; mentre il rosso al fuoco dell’amore spirituale, e quindi colora spesso il mantello di Cristo e dei martiri. Infine, il blu, colore del manto dei sacerdoti, rimanda alla figura delle Madre di Dio, e il verde allo Spirito Santo.
Madre di Dio di Pokrov
XVIII secolo
LE ICONE PIÙ VENERATE
 
Una delle icone più venerate è quella di Cristo. Ogni rappresentazione del volto del Dio visibile è basata sull’icona acheropita, il Mandylion, l’icona non fatta da mano d’uomo. Secondo la tradizione fu Gesù stesso a coprirsi il volto con un panno, lasciando impressa la sua immagine sulla tela. Anche le icone della Madre di Dio sono molto diffuse, poiché la Vergine ha una posizione eminente nella teologia e nella liturgia della Chiesa ortodossa.
 
Nonostante non vi sia il culto mariano, è Lei il tramite prediletto tra l’umanità e il divino. La tradizione attribuisce a San Luca evangelista la pittura delle prime tre icone della Madre di Dio, dalle quali deriverebbero i tre tipi principali di icone che la rappresentano: l’Eleusi, o Vergine della tenerezza; l’Hodighitria, o Colei che indica la via; e la terza che è la Vergine senza il Bambino, in attitudine di supplica.
Madre di Dio di Kazan
XVIII secolo
Annunciazione dell'Arcangelo
XIX secolo
Altro tema di estrema importanza nell tradizione Ortodossa è quello delle feste liturgiche. Nel XV secolo venne stabilito che nell’anno sacro ricorrono 13 festività, di cui la più importante è la Pasqua, considerata la Festa delle feste.
 
Tra le altre 12 celebrazioni si ricorda l’Annunciazione, celebrata il 25 marzo, nella quale l’Arcangelo Gabriele annuncia a Maria il concepimento del Figlio di Dio. Interessante è notare che l’ambientazione tipica di quest’icona è l’interno di un palazzo riccamente ornato, caratterizzato da arcate e colonne arricchite da decorazioni di gusto barocco, che simboleggia il Tempio di Gerusalemme. Spesso, nella stessa tavola sono presenti più scene. Si comincia a leggere l’opera dalla figura di Dio, in alto, che conferisce a Gabriele il compito di annunciare alla Vergine del suo destino. L’arcangelo si avvicina lentamente alla giovane prescelta: la osserva prima mentre si trova al pozzo, e poi da lontano, quasi nascosto. Infine, in primo piano, lo si vede mentre comunica il messaggio di cui è portatore.
Il battesimo di Cristo, oltre ad essere la festa celebrata il 6 gennaio, spicca anche per un altro motivo. Si tratta, infatti, del primo momento di Teofania, cioè della prima manifestazione tangibile ai sensi umani di Dio, che si rende percepibile per testimoniare che il battezzato è suo Figlio. Nelle icone, Dio viene rappresentato come raggio di luce che squarcia il cielo sopra il fiume Giordano. L’iconografia di queste icone è estremamente tradizionale e canonica, formulata addirittura nel periodo bizantino. Le acque del Giordano dividono in due la scena. Giovanni il Precursore si trova sulla riva di sinistra, mentre opposte a lui stanno delle figure angeliche. Cristo è nudo, così come è nudo l’uomo alla nascita, in quanto il Battesimo rappresenta la nostra rinascita in Cristo. Attende che su di lui venga compiuta la volontà del Padre, consapevole già di cosa andrà incontro. In questa scena c’è un rimando alla passione di Cristo. Le acque del fiume, infatti, sembrano ritirarsi all’interno di una grotta, simbolo della futura morte del Salvatore e della sua sepoltura.

 

Battesimo di Cristo
XVIII secolo
Madre di Dio delle Tre Mani
XIX secolo
RIVESTIMENTO
 
Alcune icone presentano dei rivestimenti di metallo, solitamente argento. In alcuni casi, si tratta di fasce metalliche che servono ad incorniciare la tavola. Altre volte, invece, la copertura, chiamata riza, è più consistente, e lascia visibili solamente i corpi o pochi dettagli. Questa tecnica veniva usata per aggiungere un ulteriore significato simbolico alle opere. Lo splendore dei metalli, infatti, è paragonabile alla luce celeste che si sprigiona dalle immagini sacre e sottolinea la loro natura immateriale.

Guarda il video e lasciati affascinare dalle vere icome russe.

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