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Imari

La porcellana di Imari è tradizionalmente quella prodotta nella città di Arita a partire dal diciassettesimo secolo, grazie alla geniale intuizione del ceramista coreano Yi Sam-pyeong, deportato in Giappone insieme alla famiglia dopo l’invasione della Corea del 1598, che scoprì la caolinite, o argilla da porcellana.

In seguito a questa scoperta gli artigiani di Arita, che da sempre producevano porcellane in puro stile giapponese, adottarono anche lo stile coreano, per la cui caratteristica principale, la sovrasmaltatura, accolsero le influenze della ceramica cinese; fu questo il principale prodotto di esportazione verso l’Europa (le teiere con il beccuccio a collo di cigno furono il pezzo più rappresentativo e popolare di questo stile).

Tali porcellane vedevano colori a smalto sovrapposti a blu cobalto o rosso ossido di ferro; spesso molto decorate da intarsi floreali e dorature, in qualche caso erano ornate da singole decorazioni. Legato a questa tecnica è il nome del celebre artista Sakaida Kakiemon, che influenzò notevolmente le prime porcellane europee, tedesca francese, e dei Paesi Bassi in seguito all’importazione da parte della Compagnia delle Indie Orientali Olandesi a metà ‘700.

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