L’argento è noto all’uomo fin dalla preistoria, ma si è diffuso particolarmente a partire dal III millennio a.C., con i primi esempi di lavorazione documentati in Mesopotamia e in Anatolia. Gli Egizi lo consideravano più prezioso dell’oro, tanto che la cosiddetta “argenteria” era usata nei corredi regali e nei templi. Greci e Romani diffusero il suo impiego nell’oreficeria, nella monetazione e nell’arredo della casa: celebri i servizi da banchetto in argento massiccio ritrovati nelle ville romane. Nel XIX e XX secolo conobbe un nuovo splendore: in epoca vittoriana, in particolare in Inghilterra e Francia, si diffuse largamente nella produzione di gioielli, oggetti da toilette, scatole, cornici e accessori da viaggio.
Era considerato elegante e moderno, perfetto per una borghesia in ascesa che desiderava distinguersi, pur senza poter accedere ai costi dell’oro. In quel periodo, l’argento divenne protagonista anche della gioielleria artistica, infatti, in assenza dell’oro bianco che verrà formulato solo dopo la Prima guerra mondiale, era la scelta prediletta per montature leggere, lavorate a traforo o cesello. Era il metallo preferito da molti maestri dell’Art Nouveau, come René Lalique e Lucien Gaillard, che lo impiegarono per creare autentiche opere d’arte ispirate al mondo naturale. Da allora ha mantenuto un posto stabile in gioielleria, sia come base per ornamenti più semplici, sia come materiale nobile a tutti gli effetti.