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Cammei: narratori di epoche lontane

Una tecnica minuziosa e raffinata
Minuziosa e raffinata, la tecnica del cammeo rientra a pieno titolo tra le forme più apprezzate di glittica, l’arte di intagliare le gemme, in quanto consiste nel creare un’incisione a rilievo su dei materiali stratificati, come pietre colorate ed opache o gusci di conchiglie che permettono di mantenere un buon contrasto cromatico tra i diversi livelli dell’opera. La parola cammeo, così particolare, deriva originariamente dal termine arabo gama‘il, che significa bocciolo di fiore, dal quale si è sviluppata l’antica denominazione francese camaheu che ha poi dato vita al termine odierno.
 
Dato che raffigurano principalmente eventi sociali e storici, figure mitologiche e religiose e i motivi prediletti dai vari periodi storici, questi monili sono dei privilegiati narratori delle epoche passate di cui riescono a racchiudere lo stile, le filosofie, le credenze e i valori. I cammei non possono essere considerati come delle mere decorazioni, ma sono dei manufatti che portano con sé storie di popoli, maestria artigianale e simbolismo, e per questo il loro fascino riesce ad attraversare secoli, mode e culture senza mai svanire.
Spilla - pendente in oro bianco 18 karati
Italia, anni ‘50
La storia di tutte le grandi civiltà del passato si intreccia con quella dei cammei che hanno origini antichissime, basti pensare che si considerano antenati di questa tecnica i petroglifi, incisioni sulla roccia, e i sigilli che gli Egizi realizzavano già migliaia di anni prima dell’avvento di Cristo. Fu nel periodo fenicio ed etrusco che si cominciarono ad utilizzare delle vere e proprie gemme, prime fra tutte l’agata e l’onice, per realizzare degli ornamenti che raffigurassero elementi naturali, volti e personaggi epici.
 
In epoca ellenistica, i Greci continuarono a perfezionare sempre di più questa lavorazione dando vita a scene mitologiche e ritratti di straordinaria finezza. Furono però i Romani a conferire un’importanza senza precedenti ai cammei che, da questo momento in poi, entrarono a far parte dei gioielli prediletti delle classi più abbienti, che li indossavano incastonati in anelli e fibule, ma anche su elmi e scudi come simbolo di potere. L’imperatore Augusto ne fece un’emblema di prestigio, ordinando la realizzazione di splendidi esemplari raffiguranti la sua immagine e le sue imprese, alcuni dei quali sono ancora fruibili nei più importanti musei del mondo.
Anello in oro giallo 18 karati
Svizzera, anni ‘60
Spilla in oro giallo 18 karati
Italia, anni ‘60
Con la caduta dell’Impero Romano e l’avvento del Medioevo, la produzione di cammei subì un declino, dovuto anche alla diffusione della religione cristiana che ne consentì l’utilizzo solo per la decorazione di alcuni oggetti liturgici.
L’interesse per l’antichità che si diffuse durante il Rinascimento spinse artisti ed orafi a riscoprire questa sofisticata arte, che tornò ad essere apprezzata dai nobili e sovrani, primo fra tutti Lorenzo de Medici.
 
Lui e la sua famiglia furono dei grandi collezionisti di questi manufatti e, per questo, fu proprio a Firenze che si riscoprirono le abilità tecniche della produzione di cammei che raffiguravano soprattutto scene tratte da miti e leggende antiche.
Nel XVIII e XIX secolo, con l’avvento del neoclassicismo, il cammeo conobbe un autentico trionfo.  In questi secoli la produzione si allargò notevolmente riuscendo a conquistare non solo la nobiltà, ma anche la borghesia.
Uno dei motivi della grande diffusione che i cammei vissero a partire dal ‘700, fu l’utilizzo di un nuovo materiale più economico e reperibile: le conchiglie. Se fino ad allora erano state usate le cosiddette “pietre dure”, da questo momento in poi si cominciò a specializzarsi quasi esclusivamente nell’uso del materiale marino perché più morbido da lavorare rispetto all’agata e all’onice e dal peso contenuto.
 
Questo fa sì che gli artigiani riescano a realizzare delle incisioni in tempi più minori3 e con maggiore finezza nei dettagli e, inoltre, che i monili possano raggiungere anche dimensioni importanti senza risultare scomodi da indossare. In questo modo il cammeo divenne un elemento imprescindibile della moda della seconda metà del XIX secolo e del periodo Liberty.
Spilla in oro giallo 18 karati
Italia, anni ‘50
Spilla in oro rosa 18 karati
Italia, anni ‘60
Spilla - pendente in oro rosa 18 karati
Italia, anni ‘50
La conchiglia più apprezzata per la produzione di cammei è la Cassis madascarensis, la sardonica, che è caratterizzata da una netta stratificazione cromatica che va dal marrone al bianco e permette di avere il contrasto ideale per l’incisione di dettagli.
 
La capitale indiscussa della produzione di cammei è Torre del Greco, una cittadina campana che da secoli si distingue come centro nevralgico di questa particolare tradizione artigianale. Tramandata di generazione in generazione nelle botteghe locali, quest’arte è un processo minuzioso che richiede cura ed attenzione in ogni passaggio, a cominciare dalla scelta della conchiglia che sia adatti maggiormente per forma e colore all’opera che si vuole realizzare.
 
La prima fase di realizzazione è denominata “scoppatura” e consiste nell’isolare la parte più pregiata della conchiglia, la coppa appunto, dove verrà poi incisa l’opera. Seguono la “segnatura” e il taglio, nelle quali vengono abbozzati i bordi del disegno ideato per poter eliminare le parti superflue fin da subito.
Durante l’ ”aggarbatura” si lavorano i bordi per conferire al gioiello la forma desiderata e successivamente si può passare al passaggio più importante e delicato. Per riuscire a creare opere di valore, il maestro deve essere abile sia nell’arte del disegno che in quella dell’incisione.
 
Giocando sul contrasto tra fondo della conchiglia, scuro e lucido, e lo strato più esterno, chiaro e opaco, gli incisori devono saper sfruttare appieno la materia per ottenere figure in rilievo tridimensionali e con una plasticità e luminosità che rendano il cammeo veramente unico!
Orecchini in oro giallo 14 karati
Italia, primo '900
Spilla in oro rosso 14 karati
Austria, XIX secolo
A fasi alterne, i cammei sono stati i protagonisti della moda mondiale e, nel corso dei secoli, molti personaggi storici hanno nutrito per questi gioielli un’autentica passione. Napoleone Bonaparte, ad esempio, ne fu un grande estimatore e ne fece realizzare talmente tanti che si ritiene che sia suo il volto più raffigurato in assoluto in questa tipologia di monili.
 
Anche la Regina Vittoria contribuì alla diffusione di questi gioielli, che ben si abbinavano al gusto romantico del periodo e che perciò diventarono un elemento distintivo dello stile vittoriano. Nel XX secolo molte icone di stile, tra cui Jaqueline Kennedy Onassis e Liz Taylor, hanno riportato in auge il fascino dei cammei, rendendoli accessori senza tempo.
Ad oggi, probabilmente, il pubblico ha opinioni contrastanti: c’è chi pensa che si tratti di oggetti vintage e démodé e chi, invece, è ancora affascinato dalla loro particolarità. Recentemente, comunque, importanti designers e stilisti hanno reintrodotto questa tecnica nelle loro collezioni di alta gioielleria, segno che i cammei continuano a piacere!
 
Caratteristica da non trascurare è la versatilità di questi pezzi che possono essere inseriti in spille, pendenti, anelli e orecchini e che si adattano alla perfezione ai look sportivi, ma anche a quelli più romantici. Insomma, quello che conta è comprendere che si tratta di un’opera d’arte in miniatura che sa incarnare il gusto, la raffinatezza e il savoir-faire di una delle tecniche più affascinanti della gioielleria.
Spilla - pendente in oro giallo 18 karati
Italia, anni '70 

Guarda il video per vedere da vicino alcuni dei nostri gioielli realizzati con questa tecnica.

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